Il nome “capesante” ha una radice affascinante nella sua storia. Nel Medioevo, la conchiglia che racchiude questo prelibato mollusco veniva utilizzata in cerimonie religiose, in particolare durante il Battesimo. I sacerdoti versavano l’acqua santa dalla conchiglia sul capo di coloro che stavano ricevendo il sacramento, da cui il nome “capasanta”, che letteralmente significa “cappa sulla testa“.
Un altro nome con cui spesso ci si riferisce alle capesante è “conchiglia di San Giacomo“, noto in francese come “Saint Jacques”. Questo nome ha radici legate alle antiche tradizioni dei pellegrini cristiani che si dirigevano verso Santiago di Compostela in Spagna. Dopo aver completato il loro pellegrinaggio e raggiunto la destinazione, i pellegrini raccoglievano conchiglie come segno di realizzazione. Poi le portavano con loro, appese al corpo o al loro bastone, come simbolo di buona fortuna e realizzazione personale.
La capesante ha anche un’associazione mitologica affascinante con Afrodite, la Dea dell’amore e della bellezza nella mitologia greca. Si racconta che Afrodite emergesse dall’acqua su una conchiglia, aggiungendo un elemento di mistero e fascino al mollusco. Questa connessione mitologica ha contribuito a rendere le capesante un simbolo di femminilità e fertilità.
La ricchezza di significati e storie legate alle capesante rende questo mollusco ancor più affascinante e degno di esplorazione in cucina. Esistono molte ricette creative e deliziose che permettono di sfruttare al massimo la dolcezza e la delicatezza delle capesante, facendo onore alla loro storia ricca di tradizione e simbolismo.
Tra queste ricette, molto amate ci sono i ravioli in crema di zafferano e capesante o le capesante al gratin allo zafferano. Questo ultimo piatto non solo è una delizia per il gusto, ma è anche un piacere per gli occhi. Le capesante al gratin allo zafferano sono spesso servite durante cene speciali o in serate romantiche.