Le fave, originarie dell’Africa Settentrionale e della Persia, fecero il loro ingresso in Europa e divennero parte integrante delle culture greche e dell’Impero romano. Curiosamente, queste leguminose erano spesso associate al regno dei morti in diverse antiche civiltà.
Nell’antica Grecia, ad esempio, le fave venivano cucinate e offerte in onore di divinità come Bacco e Mercurio, in un gesto di devozione alle anime dei defunti. Questa connessione tra le fave e l’aldilà era rafforzata in parte dal colore dei loro fiori, che avevano una sfumatura in parte nera, evocativa della morte e del mistero.
Ancora più sorprendente è il divieto imposto dal filosofo e matematico Pitagora ai suoi discepoli, il quale proibì loro di consumare fave. Questa strana avversione era dovuta al timore che un pensatore come lui entrasse in contatto con le anime dei defunti. La storia racconta persino di Pitagora, inseguito dagli assassini di Cilone, che preferì mettersi a rischio e farsi catturare piuttosto che cercare rifugio in un campo di fave, tanto era la sua avversione per queste leguminose.
Queste antiche credenze e leggende ci offrono un affascinante sguardo nel passato e nelle sfumate connessioni tra la cultura, la superstizione e il cibo nelle società del tempo. Le fave, oggi considerate un ingrediente gustoso e nutriente, avevano un ruolo molto diverso nelle credenze dell’antichità.
Le ricette a base di fave sono davvero numerose e tra le migliori ricordiamo la pasta allo zafferano con fave e maggiorana. Questa preparazione è in grado di deliziare il palato di tutti i commensali.