Nel cuore della Guerra dei Sette Anni, un farmacista militare francese di nome Antoine-Augustin Parmentier trovò se stesso prigioniero delle truppe prussiane. Le circostanze lo costrinsero a fare un incontro inaspettato con le patate, che all’epoca erano considerate molto al di sotto della dignità culinaria in Francia, tanto da essere equiparate quasi a un castigo crudele e insolito. Le patate, all’epoca, erano considerate poco più di un cibo da bestiame e la credenza diffusa era che potessero addirittura causare la lebbra nelle persone. Questa paura era così radicata che nel 1748 fu emanata una legge che vietava la coltivazione delle patate nel territorio francese.
La storia di Parmentier dimostrò che le patate non erano affatto l’orribile nemico che si pensava fossero. In effetti, egli le trovò piuttosto deliziose mentre le assaporava in prigione. Dopo essere stato rilasciato alla fine della guerra, il farmacista intraprese una missione per educare i suoi concittadini sulle qualità straordinarie di questo tubero tanto sottovalutato. Un metodo efficace per farlo fu presentare loro le innumerevoli deliziose preparazioni in cui le patate potevano essere utilizzate, tra cui la celebre purea. Nel 1772, la Francia revocò finalmente il divieto delle patate, e da quel momento in poi, questo prezioso alimento guadagnò un posto di riguardo nelle cucine francesi e in tutto il mondo.
Oggi, secoli dopo l’epoca di Parmentier, la purea di patate è un piatto diffuso in tutto il globo. Risulta infatti disponibile nei menu di ristoranti che variano dal fast food alle raffinate cucine. Questa storia ci ricorda che spesso le idee preconcette possono impedirci di scoprire il vero valore di qualcosa e che l’apertura alla sperimentazione e all’innovazione può portare a straordinarie scoperte culinarie. La purea di patate è ora un piatto iconico e amato da milioni di persone in tutto il mondo.